Demis Martinelli: la città come Musa e museo a cielo aperto

659

Un’imponente esposizione nel suo paese natale, non solo per celebrare la sua arte, ma per suggellare il legame indissolubile che lo lega alla sua Soncino. Demis Martinelli, classe 1978 – artista, scultore del ferro e fotografo – ha riempito di sé e della sua arte la sua cittadina, realizzando una mostra che è il racconto della sua vita artistica. Sabato 15 settembre l’inaugurazione dell’evento: una mostra itinerante dal titolo Invasioni emozionali che racchiude tutti i lavori dell’artista, per l’occasione sparsi ad ogni angolo della città. E non solo nei luoghi pubblici – come la Filanda Meroni dove si è svolta la vernice – ma anche nei negozi e nei bar.

Da sempre lo scultore dedica il suo lavoro a temi come l’uguaglianza, il legame tra i popoli, il rispetto tra le persone e la natura: al centro, la voglia di incontrare culture diverse e la salvaguardia dell’essere umano. «Chi comanda deve mettere al centro del mondo le persone», ha spiegato. E in tanti hanno voluto aprire le loro porte all’arte di Demis, in un abbraccio all’artista e a quello che da anni rappresenta: una persona legata a doppio filo con il suo paese, che lo porta in palmo di mano, lo idolatra e lo cura come un cucciolo splendido e talentuoso da far crescere, per poi lasciarlo camminare da solo. A Marco, ovvero la biennale di arte contemporanea ideata da Martinelli, ne è uno degli esempi più lampanti: un evento che ospita artisti internazionali e che da anni ha regalato lustro al borgo, così come le tante mostre organizzate con la sua collaborazione e il grande lavoro con l’associazione Quartiere3.

Non stupisce, quindi, che in tantissimi abbiano voluto partecipare al taglio del nastro, durante il quale i ringraziamenti di Martinelli sono stati infiniti – velati da un po’ di timidezza – e sentiti, uno per uno. La Sala Ciminiera della Filanda Meroni si è trasformata così in una foresta di lance di ferro battuto con il font scrittura emozionale, che da sempre contraddistingue l’artista; il rumore della pioggia in sottofondo, le ombre dondolanti. Agli angoli di Soncino – in piazza Manzoni e Portico Rosso – sono state posizionate le possenti sculture nate dalla lavorazione del ferro che l’artista ha ereditato dal padre. Mentre nella Sala mostre sopra la Filanda sono stati esposti I ricordi ingabbiati: oggetti del passato intrecciati da fili di metalli diversi, nonché i bozzetti delle sculture monumentali. Nei locali, negozi e studi le fotografie più intime – le Polaroid erotiche – e i racconti dei viaggi dei Lego di Martinelli, che lo hanno accompagnato in giro per il mondo. Per strada le sculture Dalla terra per la terra: fiori dai petali di ferro e i ritratti dallo sfondo rosso porpora. Per due settimane Soncino è diventata così sia la sua Musa, sia la sua casa.

Leggi anche:

Articoli simili

Una cucina legata al territorio che rompe regole e schemi Che Soncino sia tra i borghi tra i pi

Un percorso dedicato ai ragazzi disabili, nato l’anno scorso nel piccolo e coraggioso borgo di Son

Quando la street art la si vive e la si insegna. Perchè non è un prof come gli altri, piuttosto un

Rispondi