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Arbitri di se stessi: l’etica del golf secondo il paraticese Omar Agosti

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«Mi piace il fatto che per giocare devi staccare la spina da tutto quello che c’è fuori dal campo, dal resto della tua vita». Omar Agosti, 37 anni da Paratico e numero 32 in classifica del circuito regionale Up Tour Series, spiega così il suo amore per il golf: una passione iniziata relativamente tardi (nel 2011), alla soglia dei trent’anni, ma da allora divenuta inarrestabile. Racconta tutto questo sette giorni dopo che Francesco Molinari – il primo italiano ad aver vinto un torneo major con la conquista del 147° British Open – ha conquistato la terza Ryder Cup, rappresentando l’Europa da leader. Nel parlarne, gli occhi brillano ancora.

«Ho iniziato, come molti, seguendo il golf in televisione a tarda sera. Poi ho scoperto che due miei ex compagni di calcio ci giocavano nel fine settimana e ho deciso di provare: è stato un colpo di fulmine, non sono più riuscito a smettere». Difficile mettere in fila i motivi per cui ama questo sport e alcuni sono alquanto affascinanti. «Del golf adoro il fatto che sei il giudice di te stesso: è tutto nella tua lealtà, nell’ammettere che hai sfiorato la pallina col piede o magari l’hai toccata due volte». Ma anche una passione, quella del golf, decollata grazie al contesto nel quale viene praticata. «Sto all’aria aperta per giornate intere e vedo paesaggi mozzafiato. Lo stesso identico sport, praticato senza essere immerso nel verde, non sarebbe proponibile».

E se nel palmares di Omar spicca la vittoria in una tappa del Cristian Event, che gli dà automaticamente accesso alla finale nazionale, dopo sette anni e centinaia di giornate passate sul green Agosti non ha comunque dubbi su quale sia stato il momento più bello: «Era il 2 giugno 2014, buca in un colpo solo: faccio partire la pallina, il campo è leggermente in salita e non vedo la buca. Me l’ha gridato uno dei miei compagni di gioco, ci siamo abbracciati, la gioia incredibile del colpo perfetto unito alla fortuna, che non guasta mai». Ma ci sono anche una ventina di gare e tre tappe del Campionato Italiano Bancari, ovvero sensazioni forti. «Ricordo benissimo la prima partecipazione anche al Campionato Europeo Bancari: mi presento tranquillissimo, ma alla prima buca mi tremano le mani. Chiudo al quinto posto».

Il golf, nella percezione comune, ha forse però anche degli aspetti non conosciuti. Per esempio, Omar ha qualche parola anche per sfatare il mito che sia riservato esclusivamente alle persone benestanti. «Esistono un sacco di iniziative che ti permettono di fare pratica senza spendere troppo, come ad esempio i campi a 9 buche o i circoli virtuali. Anche l’attrezzatura per i principianti non è eccessivamente costosa, non più di quella di altri hobby».

Mentre un altro aspetto, questo sì fondamentale, è che il golf è uno sport con delle regole precise, anche a livello di etichetta e spirit of the game. «Per accedere al campo e giocare devi seguire delle lezioni e superare un esame che dimostra che conosci le regole. Giocando senza arbitro, è un passo decisivo: ti insegnano il rispetto dell’avversario e la cura del campo». Insomma, uno sport che non è solo attività fisica, ma è anche bagaglio culturale e insieme di valori, utili anche fuori dal green.

E per i prossimi impegni? «Per partecipare alle gare indette dalla Federazione dovrei riuscire a praticare di più. Al momento i successi non sono la priorità, preferisco superare i problemi alla cervicale e riprendere a giocare al meglio delle mie capacità». Aspetteremo quindi i suoi prossimi successi.

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