Davide Tolasi, il giovane prof di Soncino che sfata i tabù della street art

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Quando la street art la si vive e la si insegna. Perchè non è un prof come gli altri, piuttosto un artista che ha deciso di condividere la sua esperienza ed educare alla street art i suoi studenti. Lui è Davide Tolasi, 29enne soncinese conosciuto ai più per opere murarie di grandi dimensioni: come la sua tesi di laurea L’artista crocefisso, che rappresenta sé stesso in croce con l’epitaffio: «Do forma alla vita con l’arte, do forma all’arte con la vita»; opera apparsa sulla tangenziale che collega Orzinuovi a Soncino. Ora la sua vita da grande è divisa in due: da un lato l’artista e decoratore, dall’altro il professore (è infatti docente alla Libera accademia di belle arti di Brescia) e curatore di diversi laboratori. Del resto, uno degli scopi principali di questi corsi è anche quello di educare alla street art e (in molti casi) riuscire a non percepirla come vandalismo.

Cosa ti ha portato a decidere di insegnare? Quello con l’insegnamento è stato un incontro casuale, non era nei miei piani: dopo la laurea ho avuto questa occasione e mi sono detto: «Perché non provare?». Ho poi scoperto che è una strada che mi piace, soprattutto perché ho a che fare con persone che fanno una scelta ben ponderata: mi confronto e rapporto che gente che lavorerà in campo artistico. Pian piano mi sono accorto di avere un’ottima predisposizione all’insegnamento: infatti, il 25 percento del mio lavoro riguarda anche laboratori e corsi dedicati alla comunità e a studenti più giovani e di sicuro questa è la parte più affascinante del mio lavoro: il confronto con diverse generazioni e modi di pensare diversi.

Qual è il laboratorio che finora ti è piaciuto di più realizzare? Ad oggi quello con quindici ragazzi delle scuole medie di Travagliato. Abbiamo ideato l’opera da zero partendo dal concetto di narrare la storia di un posto dimenticato della città. Dopo la ricerca abbiamo deciso di rappresentare un angolo di Travagliato dove in passato c’erano dei lavatoi che sono poi stati cementificati. Abbiamo realizzato un set fotografico con dei panni stesi all’aperto e poi abbiamo realizzato accanto alle scuole elementari l’opera dal titolo Memorie urbane. I momenti più significativi hanno avuto come centro il confronto tra le generazioni: mentre lavoravamo in strada, in tanti hanno voluto condividere il loro ricordo di quel posto scomparso. Lo stesso è successo a Orzinuovi con Convivium, anche se in quel caso ho lavorato da solo. Il tema, sempre legato al passato, era il momento della cena nel quale (anche durante la guerra) ci si trovava a confrontarsi. Mi piace molto il lavoro di ricerca: in quel caso ho raccontato le storie di orceani che hanno vissuto lo scontro e mentre realizzavo l’opera in tantissimi mi hanno dato una mano con i loro frammenti di passato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Spero di riuscire a portare avanti entrambe le cose: il mio lavoro di artista, artigiano e decoratore (anche se so che dovrò specializzarmi in un settore ben preciso), ma anche i progetti che riguardano l’insegnamento. In cantiere per la prossima primavera c’è già un laboratorio allo Startlab di Orzinuovi: incrociamo le dita!

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