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La dura legge del Muay Thai: il kickboxer Enrico Piensi si racconta

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Sempre attivo, anche a bordo ring, nella costante ricerca di perfezione. Il capriolese Enrico Piensi – noto campione di kick boxing e muay thai, nonché gestore della palestra Fight and Fitness di Paratico – anche quest’anno si è recato in Thailandia, patria di quell’arte di combattimento che lo appassiona da anni. Più che un semplice sport, una filosofia di vita.

Otto titoli nazionali, due europei e due mondiali (in diverse federazioni) non hanno spento la voglia di affinare la tecnica nell’animo di questo professionista dell’Oktagon, il più grande panorama italiano di lotta.

Ci parli del tuo ultimo viaggio?

Per tre settimane di maggio sono stato prima a Bangkok e poi a Koh Chang, anche se non ci sono molti campi di allenamento. A Pataya, invece, ho seguito le dritte di Filippo Cinti, un maestro che vive lì da dodici anni. Ci eravamo conosciuti tempo fa, quando misi ko uno dei suoi. Questo è il mio ottavo viaggio in quelle zone.

Come ti sei avvicinato a questo ambiente?

Siccome avevo un carattere piuttosto vivace, a 14 anni mi consigliarono di seguire uno sport che potesse farmi capire la disciplina. Dopo aver tentato con karate e boxe, ho cercato stili di lotta più completi. Così, ho iniziato con la kick boxing e di lì a poco, col muay thai.

Una passione che ora trasmetti anche come trainer, giusto?

Alleno dal 2007 e oggi mi ritrovo a gestire circa cento combattenti, dai bambini agli adulti. Ci sono tanti talenti della zona, come Marcello Sbardellati di Capriolo, appena 18enne e campione CSEN, e suo fratello Ivan, categoria Professionisti; ma anche il capriolese Andrea Rigamonti, Fabio Marcassoli, 40enne palazzolese plurititolato, e Monica Marchetti, 40enne credarese.

Come ti senti nei panni dell’insegnante?

È un’esperienza che cambia, specie se hai a che fare con i più giovani. Devi dare il buon esempio, anche se non è facile seguire sempre tutti. Più che un insegnante vero e proprio, mi sento un fratello maggiore in una grande famiglia. Nonostante il mio periodo di stop per infortunio, non ce la faccio a starmene fermo. È una strana sensazione: rimango sempre un combattente, legato tuttora al mio maestro storico Gigi Uberti.

Quali sono le lezioni fondamentali?

In questo ambiente ho imparato quattro valori imprescindibili: nella lotta come nella vita credo nell’umiltà, nell’onore, nel sacrificio e nel rispetto (valori che si possono leggere anche su un tatuaggio a forma di papiro sulla coscia sinistra, Ndr). Chiunque venga nella mia palestra per cominciare un percorso, non può pensare di fare il gradasso.

Il tuo ultimo match?

Un anno fa circa, a Budapest, nel circuito Bellator (organizzazione USA), uno dei più prestigiosi. Roba da sedicimila spettatori.

E per il futuro?

Di recente abbiamo organizzando l’esibizione di Pugilato sotto le stelle a Paratico. Nei prossimi mesi, per quanto riguarda me, chissà.

Qualsiasi sorpresa ci riservi, Enrico non ha intenzione di mollare. Dopotutto, il richiamo del ring è sempre forte.

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