Rocco Buffone: il Masterchef di Urago d’Oglio

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A Urago d’Oglio, comune situato sulla sponda sinistra dell’omonimo fiume e abitato da poco più di tremila anime, vi è un nome che da qualche mese a questa parte risuona con un peso mediatico di tutto rispetto. Un nome che corrisponde a quello di Rocco Buffone, giovane di origini cosentine, ma uraghese di adozione che – grazie alla partecipazione alla settima edizione del talent di cucina Masterchef Italia – è balzato alle cronache gastronomiche e di costume nazionali.

Classe 1988 e originario della Calabria, Rocco si trasferisce a Urago per motivi di lavoro, dove ha l’opportunità di dedicarsi all’insegnamento della chimica in alcune scuole superiori della zona. La sua passione gastronomica nasce da ragazzo, quando andando in campagna dalla nonna e osservandola lavorare affascinato, intuisce che l’amore per la cucina non ci avrebbe impiegato poi tanto a divorarlo. Una passione che cresce con gli anni, senza però mai distaccarsi dalle proprie origini. Non è un caso che, se chiedete quale sia ancora oggi il piatto prediletto di Rocco Buffone, lui vi risponderà convinto: «le polpette!». Pur con la consapevolezza che non saranno mai buone come quelle della nonna.

La ragione per cui sia nato un tale amore per la cucina è presto detto: nella cucina Rocco racconta tutto il suo mondo, le emozioni e la propria storia. Una cucina che il calabro-bresciano sintetizza in tre concetti: ricca, dinamica e futuristica. Una cucina che non può non risentire di una contaminazione di culture apparentemente dissonanti, come quella mediterranea e quella delle zone dell’Oglio ma che – come ci insegnano proprio i principi della chimica – promette di creare una reazione intensa, tipica degli agenti chimici opposti. Perché diciamocelo, per ottenere un risultato perfetto è sempre una “questione di chimica”.

Per intervistare Rocco non lo raggiungo però nella sua Urago d’Oglio, bensì nel ristorante dello Chef che il concorrente di Masterchef 7 considera il suo modello e punto di riferimento in cucina: ovvero, Daniel Facen, Chef “molecolare” del Ristorante stellato A ‘Anteprima di Chiuduno (BG).

 

Rocco Buffone, Stefania Buscaglia e lo Chef stellato Daniel Facen.

 

Rocco il calabrese o Rocco il bresciano?
Decisamente “Rocco il calabrese”. Se non altro perché credo sia impossibile sradicarsi dalle proprie origini o perdere ricordi e sapori della propria terra. Una terra che ho lasciato nel 2013 per lavoro e che tengo sempre nel mio cuore. Ora io sto benissimo a Urago anzi, probabilmente ho ormai più amici qui al nord che al sud, ma credo sia importante per ciascuno di noi farsi “ambasciatore” della propria cultura, trasmetterla e condividerla con nuove persone e nuovi contesti. E questo è quanto amo fare.

Come ha influito il territorio in cui vivi attualmente nella tua cucina?
Sicuramente ha contribuito a “ingentilire” la mia cucina che, viste le origini, nasce sotto il segno del “carattere” e di ingredienti dall’impronta marcata come, ad esempio, peperoncino o ‘nduja calabrese. Inoltre, mi ha aiutato a crescere e ad arricchire il mio bagaglio culturale: ciò che amo particolarmente è creare commistioni tra tradizioni e piatti, sostituendo e scombinando ingredienti della memoria con i cosiddetti “intrusi”. Ne è un esempio il piatto realizzato per la puntata di Masterchef Magazine in cui ho presentato un “Pizzocchero alla Silana”, in cui la tipica pasta valtellinese tradiva il classico formaggio Casera per trovare un’unione nuova e gustosa con la Provola silana. Un’idea che non ha apportato nessuna violenza o stravolgimento, ma che ha presentato la possibilità di un’idea nuova e alternativa. Del resto, sono un chimico e “sperimentare” è la mia missione!

A proposito della  tua la massima: «la cucina non è soltanto una questione di fisica, ma anche di chimica», in che modo applichi questo concetto ai tuoi piatti?
Avendo un percorso di formazione chimica e un lavoro in questo settore, la mia cucina non poteva non approfondirne l’aspetto. Non è dunque casuale se ci troviamo qui, nelle cucine di A ‘Anteprima, il ristorante dello Chef Daniel Facen, il cui approccio e pensiero rappresentano un enorme punto di riferimento nel mio lavoro in cucina. È evidente che la crescita che sto conoscendo in questo periodo dipenda in maniera determinante dall’applicazione della scienza in cucina. Quindi, non smetterò mai di studiare, con l’obiettivo di migliorare e perfezionarmi sempre di più.

Nelle immagini che pubblichi sui tuoi social, ho notato che sei solito presentare le tue creazioni su un piatto rotto. La ragione?
Non vi è una ragione particolare, ma io adoro stuzzicare e incuriosire le persone e sono certo che questo dettaglio catturi l’attenzione di un buon osservatore. Diciamo che si tratta di una mia firma creativa e personale, una firma che vuole raccontare di me e del mio modo di approcciare le cose in maniera probabilmente non sempre convenzionale, ma certamente sorprendente.

Inevitabile toccare l’argomento “Masterchef”. E partire con una domanda che ti avranno posto già un centinaio di persone. Ma facciamo centouno: com’è cambiata la tua vita dopo Masterchef?
La mia vita non è cambiata. Sono sempre il Rocco che lavora e che esce con gli amici. Ciò che è cambiato è il mio approccio alla cucina, nel senso che ora il tempo libero lo trascorro a cucinare, a sperimentare (per l’appunto) e a imparare.

Rocco Buffone intervistato da Stefania Buscaglia.

Nei montaggi che sono stati proposti al pubblico, la tua figura non è emersa un gran che (di solito è un bene… significa che eri lì per meriti e per cucinare), ma quello che è arrivato sino a noi è certamente l’equilibrio e la tua bontà. Ora, invece, ti faccio fare un gioco politicamente scorretto. Della tua masterclass, dimmi chi era:

il più talentuoso?
Io! (ride)

Il più inadeguato?
Italo e Ludovica.

Il più virtuoso?
Simone: ragazzo di grandi valori e sincerità!

La carogna?
No comment!

La sorpresa?
La mia uscita (ride).

Il bluff?
Italo, ovviamente!

Un pensiero per i 4 giudici?
Con Joe Bastianich non ho legato molto: lo rispetto per la sua professionalità, ma non si è creata una grande alchimia. Antonia Klugmann si è rivelata una persona fantastica, sempre disponibile con noi concorrenti sia durante il programma, che fuori onda. Bruno Barbieri, se possibile, ancora minor alchimia che con Bastianich. Infine, che dire di Antonino Cannavacciuolo, se non che rappresenti l’apoteosi di professionalità e umanità. Il mio più grande auspicio, terminata la trasmissione? Di poter lavorare, anche un solo giorno, nelle sue cucine!

La vittoria a Masterchef di Simone è meritata secondo te?
Sicuramente sì, Simone come ho detto è un cuoco valido e di sani principi.

La nostra chiacchierata si conclude nelle cucine, dove ad attenderci tra sonicatori, vaporizzatori, centrifughe e bagni a ultrasuoni c’è lo Chef Daniel Facen a cui, inevitabilmente, ci viene da porre una domanda:
Chef, che consiglio daresti a un giovane che voglia seguire questa strada?

Fare gavetta, tanta, e a orecchie basse! Spingere sin sa subito, imparare con grande umiltà e non avere fretta o inciampare nell’errore di bruciare le tappe. Percorrere tutto l’iter, diversamente: hai presente la favola dei tre porcellini? La casa non puoi costruirla con paglia o legna e pretendere che duri nel tempo! Devi attendere di avere tra le mani cemento e mattoni. Solo a quel punto potrai porre solide basi che ti permetteranno di resistere nel tempo.

E quelle basi altro non sono che conoscenza ed esperienza.
E mentre lo Chef Daniel dispensa i suoi consigli parafrasando metaforicamente favole e aneddoti,
Rocco Buffone sembra avere l’occhio attento, pronto acogliere ogni suggerimento che possa accompagnarlo nella realizzazione di un sogno che, dopo Masterchef, ora potrà finalmente iniziare.

 

Stefania Buscaglia dirige il Magazine MangiareDaDio.it

Stefania Buscaglia è una delle più note foodwriter italiane.
Trovate le sue storie gourmet e le sue interviste ai top chef italiani sul magazine mangiaredadio.it
Foto dell’articolo: credits Lucio Elio e Matteo Zanga

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