L’Albero degli Zoccoli: i primi quarant’anni

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Quarant’anni fa, nelle campagne che abbracciano la sponda occidentale del fiume Oglio, è stata data alla luce un’opera filmica indimenticabile, che ha strabiliato il mondo intero per la lucida semplicità con cui descriveva le tradizioni e la quotidianità della vita contadina di fine Ottocento.

Era l’inverno del 1977 quando L’Albero degli Zoccoli – questo il nome della pellicola – stava per essere girato dal giovane regista bergamasco (recentemente scomparso)  Ermanno Olmi tra i campi coltivati e le cascine dei Comuni di Palosco, Cividate, Martinengo, Mornico e Cortenuova. Le riprese, durate oltre tre mesi, sono state una vera e propria folgorazione sia per le tante famiglie che vivevano la bassa pianura bergamasca, sia per l’intera cinematografia mondiale.

Infatti, il film – una volta uscito nel 1978 – ha subito conquistato i cuori di pubblico e critica, facendo incetta di premi in tutti i più importanti festival cinematografici in giro per il mondo: David di Donatello come Miglior film, cinque Nastri d’Argento (Regista del Miglior film, Miglior soggetto originale, Miglior sceneggiatura, Miglior fotografia e Migliori costumi), Miglior film straniero ai New York Film Critics Circle Awards e al Kansas Film Critics Circle Awards, premio César come Miglior film straniero e dulcis in fundo Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1978.

 

 

Proprio poche settimane fa, quasi per caso, l’attrice e regista norvegese Liv Ullmann, ospite d’onore della 36esima edizione del Bergamo Film Meeting, ha raccontato con gioia di quando quarant’anni fa, facendo parte della giuria del Festival transalpino, si fosse battuta con grande convinzione per far vincere la prestigiosa Palma d’Oro proprio al film del compianto regista bergamasco.

Questo 40esimo anniversario sarà salutato nella provincia di Bergamo da diverse iniziative promosse dai vari Comuni che allora divennero il set de L’Albero degli zoccoli.
Un film indelebile, soprattutto per gli attori e le comparse – tutti rigorosamente del posto e non professionisti – che prestarono i loro volti per raccontare, con un impeccabile dialetto bergamasco, le vicende della
famiglia di Batistì, alle quali ancora oggi le comunità della Bassa Bergamasca sono affezionate e profondamente legate con un tocco di sano orgoglio da campanile.

Tra questi, anche gli artigiani locali come la signora Grata Rinaldi, che presero parte alle varie fasi di produzione della pellicola e mai si dimenticheranno di aver collaborato a un capolavoro senza tempo, capace di immortalare per sempre degli aspetti della cultura popolare che sono ormai lentamente svaniti.

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1 COMMENTS
  • Di Eugenio

    Nel '77 Olmi era un "giovane regista"? aveva 47 anni e girava film da vent'anni... (Capisci se dico "film" o dovrei piuttosto chiamarli "opere filmiche"?)

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