I Netsuke di Lanfranchi tornano a casa

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Giacinto Ubaldo Lanfranchi era un imprenditore tutt’altro che banale. Era un amante dell’arte, della poesia, della storia: un collezionista che nel corso della vita ha lasciato un segno indelebile nella comunità di Palazzolo.

La città gli tributò la biblioteca civica dopo la sua morte nel 1971, dato che lo stesso aveva lasciato al Comune il suo importantissimo Fondo Antico di libri, manoscritti e incunaboli del Medioevo e del Rinascimento. Ma il Lanfranchi era curioso e poliedrico per natura e rimase colpito anche dalla bellezza di alcuni splendidi oggetti d’arte giapponesi, i netsuke, sul cui tema pubblicò anche un volume.

I netsuke sono piccole sculture realizzate in legno, o in avorio prodotte in Giappone durante l’epoca Edo (dal 1615 al 1868), che assolvevano a una funzione indispensabile per l’abbigliamento maschile giapponese dell’epoca: il kimono era privo di tasche e gli uomini alla moda utilizzavano i netsuke, che servivano da aggancio, come se si trattasse di un bottone. Col tempo questi accessori divennero vere e proprie opere d’arte, tant’è che il Lanfranchi se ne innamorò e ne comprò quasi 400 da un importante antiquario milanese. La sua sterminata collezione non restò a Palazzolo, perché nel 2005 il lascito della vedova, Maria Taglietti, fu destinato al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

Oggi, grazie alla concessione del Poldi Pezzoli, i cento pezzi più importanti della collezione sono ora visitabili a Palazzolo, proprio nella Villa Lanfranchi di via Zanardelli, che accoglierà la mostra in programma dal 1° maggio al 30 giugno.

L’esposizione è aperta al pubblico gratuitamente: ogni sabato dalle 16 alle 18.30 e ogni domenica dalle 14.30 alle 18.30. Inoltre, è possibile per i gruppi di almeno 10 persone e le scolaresche concordare col Comune altre date e orari.

La mostra ha ottenuto il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Brescia, del Consolato Generale del Giappone a Milano ed è inserita tra le proposte dell’annuale manifestazione meneghina Milano Asian Art. L’allestimento, i cui costi per il Comune solo relativi esclusivamente alla pubblicità, è stato realizzato grazie al contributo delle aziende Lanfranchi e STEA, oltre che del Credito Cooperativo di Brescia.

Per i visitatori della mostra, sarà inoltre possibile mangiare, in maniera agevolata, al ristorante giapponese Yugen.

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